sabato 8 dicembre 2012

Berlusconi è uno sportivo

Non scherzo. Se non stesse facendo quello che sta facendo, gli italiani non avrebbero mai potuto dirgli esplicitamente: «Fuori dalle palle». Saremmo rimasti per sempre un popolo «che fu incapace di liberarsene da sé».

lunedì 21 maggio 2012

In fondo, non dovremmo apprezzare il valore della lentezza?

Altreconomia ha pubblicato nei giorni scorsi un lungo articolo riguardo la nuova Relazione al Parlamento sull'export di armi, che segnalo per l'importanza del tema e la serietà con cui da anni la rivista segue l'argomento.

Tra le tante criticità sottolineate c'è una notizia che pare positiva. Visto che me ne ero già occupato anni fa in questo blog (due post nel giugno 2007, questo il primo), la riporto per dare una qualche compiutezza a un giudizio che avevo dovuto per forza lasciare in sospeso: "gli sforzi degli ultimi anni di uscita dalla lista di IntesaSanPaolo paiono coronati da successo (solo 1 autorizzazione per 4.000 euro nel 2011)". Della serie: ce la possiamo fare.

venerdì 18 maggio 2012

Inquietante suggestione poco costruttiva

Il più usato parallelismo storico con la situazione attuale è, per evidenti motivi, la crisi del '29 (con annessi i fantasmi della caduta di Weimar). Io trovo però anche alcune analogie con la Russia del '17. Forse sono azzardate, oggi non siamo impegnati in una guerra paragonabile a quella mondiale. Ma vediamo un po'.

In seguito alla rivoluzione di febbraio l'inefficiente e corrotto governo dello zar viene sostituito da un governo provvisorio formato da un'alleanza di partiti progressisti. La situazione è di forte crisi (si intrecciano cause interne e internazionali) e di fermento sociale radicalizzato. I contadini si sollevano per chiedere pace e terra. I socialisti rivoluzionari, fra i principali sostenitori del governo provvisorio, hanno nel programma il punto "ridistribuzione della terra". Ma il governo provvisorio non lo fa, e tutti i partiti di governo si adeguano, come si adeguano sul fronte internazionale: vogliono la pace, ma la guerra deve continuare. Dicono: "La riforma agraria va fatta, ma non possiamo farla adesso. Bisogna votare per un'assemblea costituente, solo lei potrà vararla". In pratica, bisogna aspettare nuove elezioni e una nuova assemblea che, indicativamente, l'anno successivo potrà operare le riforme promesse. Ma vallo a far capire a quegli stupidi contadini dalla pancia vuota: quando i bolscevichi pochi mesi dopo fanno il colpo di Stato non c'è alcuna immediata sollevazione popolare in difesa delle istituzioni democratiche spazzate via. Con tutto quel che ne consegue.

Oggi abbiamo partiti progressisti che si candidano a riformare l'Europa, ma nel frattempo appoggiano (in particolare in Italia) "responsabilmente" le misure di austerità più o meno imposte. Bisognerà aspettare le elezioni dell'anno prossimo in Germania e in Italia per vedere qualche cambiamento concreto?

lunedì 17 gennaio 2011

Non so ancora chi potrebbe accaparrarsi il ruolo del furioso in tutto ciò...

Una piccola prosecuzione delle avventure del capitano Marchionne nella provincia italica.

Marchionne, che gran tempo innamorato
fu della plusvalenza, e per lei
in Polonia e negli USA approfittato
avea d'infiniti e immortali sghei,
in Italia con essi era tornato
dove, con masse di operai ribei,
difendendo il diritto alla bisogna,
Landini lo ghermisce e lo svergogna,

per far al c.e.o. in golfino - l'elegante -
battersi ancor del folle ardir la guancia,
d'aver sedotto, sì, d'Italia quante
sigle eran atte a inchinarsi, se sgancia;
ma pur d'aver spinto la Fiom inante
per opporsi al ricatto e alla sua mancia.
Così Marchionne arrivò quivi a punto,
ma tosto si pentì d'esservi giunto.

Che quasi perse il referendum, poi:
ecco il giudicio uman come spesso erra!
Quelli che dagli esperii ai liti eoi
trovò fiaccati da sì lunga guerra,
ancora indomiti erano fra i suoi,
mira fiore operaio, ne la sua terra.

giovedì 13 gennaio 2011

Le troie, i puttanier

Ci sono giorni per poesie profonde, altri per arguta satira, altri ancora per le più infime composizioni.


Proemio

Le troie, i puttanier, l'aste e le mone,
le arrafferie, l'audaci imbrogli io canto,
che furo al tempo che passò la Lega
nebbie padan, e a Roma nocque tanto
seguendo l'ire e i giovenil durori
dell'Umberto lor re, che si diè vanto
di vendicar dei torti di ladrona
sedendo pure lui nell'arraffona.

Dirò di Silvio in un medesmo tratto
cosa già detta in prosa, e forse in rima,
che per trombar venne in furore e matto.
Non che poi fosse assai diverso prima
ma col viagra, l'età, e di coca fatto,
il poco arnese ad or ad or si lima:
glie ne sarà però tanto concesso
che gli basti a inculcar quanto promesso?

Piacciavi, gran formose e er culee stuole,
ornamento e splendor del divo nostro,
ragazzine, aggradir questo che vuole
(e darvi potrà?) il picciol Silvio vostro,
sì che senza l'ausilio di parole,
senza sprecare un gocciolo d'inchiostro,
con la lingua, le mani e il lato buono,
icché potete dar, tutto gli è in dono.

Voi sentirete fra i più degni eroi
c'ha pizzicar con laude m'apparecchio
ricordare Dell'Utri: fu di voi
e del vostro partito il ceffo vecchio.
E poi quel Mangano, e i cavalli suoi:
non soddisfò dei giudici l'orecchio,
ben che per ceder ci volesse poco,
e di prigioni aprirgli il tetro loco.


Dopo le ottave proemiali, sono stato preso quasi da un senso di vergogna: in Italia in questo momento accadono molte altre gravi cose. Così per l'inizio vero e proprio della storia ho cambiato argomento, ma si tratta, almeno per ora, solo di un inizio.

Marchionne, che gran tempo innamorato
fu della plusvalenza, e per lei
in Polonia e negli USA approfittato
avea d'infiniti e immortali sghei,
in Italia con essi era tornato
dove, con masse di operai ribei,
difendendo il diritto alla bisogna,
Landini lo ghermisce e lo svergogna...


martedì 6 aprile 2010

Cota nostro

Cota nostro, che sei a Torino,
sia santificato il Carroccio,
venga il suo regno,
sia fatta la sua volontà
come in Veneto così in Piemonte.
Brucia oggi
il nostro rom quotidiano,
accolla a noi ogni debito,
siccome ormai l'hai rimesso
a tutti gli evasori,
e non ci indurre in compassione,
ma liberaci dalla Ru.
Amen

sabato 9 gennaio 2010

Vetrina bianca

Credo che gli immigrati siano troppo tolleranti con gli italiani. Non è che gli italiani siano tutti delinquenti: molti sono qui per lavorare in modo onesto, ma è un fatto che in tanti vivano illegalmente e poi è ovvio che si creino situazioni di degrado.

Visti i buoni rapporti, dovremmo provarci: magari in Libia qualche italiano se lo riprendono...

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 License.